venerdì 4 dicembre 2009

Un'altra risposta per te!

“Vasco Rossi è un caso esemplare di fenomeno-personaggio che apparentemente, attraverso la sua facciata esteriore, pare quanto di contrario alle condizioni del sistema vigente, ma che sotteraneamente, anche inconsciamente, partecipa al Male integrandosi perfettamente alle sue dinamiche sociali e culturali.”
Il Professor Alfieri, nomen omen, che ha tanto studiato, supponiamo con vigore e tenacia almeno alfieriana, ci rivela, nella stessa riga, non solo che un ‘caso’ sia ‘esemplare’ ma anche che una ‘facciata’ sia ‘esteriore’. Siamo felicemente sorpresi. Nondimeno riusciamo a inerpicarci tra i tornanti della sua prosa fatta di cacofonie, ridondanze, molte, troppe, parentetiche che sfiniscono un po’ la sintassi, e arriviamo all’epifania: Vasco è posseduto addirittura dal Male, maiuscolato. Vasco, vecchio demonio di Zocca, quale responsabile di ogni nequizia e nefandezza: non solo dell’ignoranza delle giovani menti che si perdono a respirare piano per non far rumore invece che commuoversi al lascia ch’io pianga la cruda sorte, ma anche dell’egemonia culturale, secondo il concetto gramsciano di egemonia applicato alla cultura, del berlusconismo e di tutto il repertorio del suo degrado antropologico.
Un po’ s’è studiato anche noi che veniamo dalla montagna: vecchie dispute tra apocalittici e integrati, una spruzzata di hegelo-marxismo francofortese congiunto con la letteratura della liberazione, e vuoi mettere la qualità e la quantità, le masse e il potere, la fine delle grandi narrazioni. Eh Professor Alfieri mio, anche il post-moderno non è più quello di una volta.
Proporremmo di chiedere una consulenza, non di parte, a qualcuno che negli anni Ottanta c’era e provava a spiegare.
“Il successo cui approdò Vasco è spiegabile solo con la generosità del personaggio che riuscì a interpretare la grande anima rock della provincia italiana offrendo non tanto un sublime messaggio musicale, quanto piuttosto un atteggiamento, una storia vissuta, una mitologia. In anni in cui tutto stava andando verso la normalizzazione, il carrierismo, il perbenismo, Vasco, con la sua faccia da contadino, la sua andatura da montanaro, la sua voce sguaiata da fumatore, il suo sguardo sempre un po’ perso, diventava l’idolo di una diversità, di un farsi i fatti propri, di un non volersi irreggimentare che trovarono pronta e osannante un moltitudine di ragazzini.”
Se ne è andato, purtroppo, Pier Vittorio Tondelli, lasciandoci la fortuna delle pagine del suo week-end post-moderno.